mercoledì 18 settembre 2024

QUANDO INTELLIGENZA FA RIMA CON PRIUDENZA...

L’andare per monti è una forma di libertà potente che tuttavia può rivelarsi pericolosa se non si è in grado di gestirla con intelligenza.
Sono almeno 30 anni che girovago per le terre alte ma se in tutto questo tempo non ho mai passato guai lo devo a un po' di fortuna, all’esperienza maturata e all’essere sempre stato fedele ad alcuni semplici insegnamenti di famiglia che sono espressione della saggezza montanara del passato.
Controllare sempre le previsioni meteo con grande scrupolo è una abitudine che mi deriva proprio da un precetto a cui ho sempre cercato di attenermi…”IN QUOTA SI SALE SOLO CON METEO FAVOREVOLE!”
Ma perché può essere così pericoloso il maltempo in quota?
Beh innanzitutto all’aumentare dell’altitudine si amplificano gli effetti degli elementi meteorologici (pioggia, fulmini, vento, freddo, nebbia, neve, ghiaccio etc.) che in un contesto complicato come quello dell’alta montagna possono rivelarsi causa diretta di errori e di infortuni molto pericolosi.
A questo si deve aggiungere un aspetto secondario, da molti sottovalutato, che complica le conseguenze di eventuali incidenti…con il maltempo le operazioni di soccorso sono estremamente difficoltose e il rischio di doversela sbrigare in autonomia diventa molto alto con tutti i rischi che questo comporta!
Le previsioni meteo oggi sono molto dettagliate e affidabili, consultarle è facile e prendere l’abitudine di farlo con meticolosità prima di un’escursione costa davvero poco e può veramente fare la differenza!
Ciononostante vedo sui social una moltitudine di persone che postano foto di escursioni realizzate in condizioni meteo sfavorevoli e ogni volta non posso fare a meno di domandarmi il motivo di tanta leggerezza…poi a confermare l’imprudenza di queste abitudini arrivano puntuali le cronache a raccontare di incidenti, di eroici atti di soccorso, di feriti…di morti!
Credo che oggi sia assolutamente necessario riscoprire gli insegnamenti e i valori di un tempo…saper fare scelte giuste, saper valutare, saper aspettare, saper rinunciare!
Francamente non sono mai riuscito a comprendere cosa spinga certe persone ad avventurarsi in quota con maltempo conclamato…la scarsa visibilità impedisce di godersi il panorama e le intemperie rendono tutto inutilmente più difficile e complicato.
Hanno forse così poco tempo a disposizione da non poter rimandare un’uscita? Oppure
cercano proprio quelle condizioni per provare l’adrenalina di essere gli unici in circolazione?
In fondo quando arriva il maltempo è bello e sano potersi concedere una pausa dalla montagna per dedicarsi a qualcos’altro…perché ostinarsi invece a salire sempre e comunque??
In caso di incidente in montagna quello che desidera chiunque è di essere recuperato il più velocemente possibile…eppure in presenza di maltempo questo si rivela impossibile, e le conseguenze più probabili sono solo sofferenza per l’infortunato e tanto tribolare per i soccorritori e per i familiari…ne vale la pena??
Avere le capacità di affrontare condizioni meteo sfavorevoli fa parte del bagaglio che ogni escursionista deve avere ma se si ha un minimo di cervello e di rispetto per il prossimo si evita poi di doverle mettere in pratica!
Se si è disposti a sbrigarsela da soli in caso di incidente (e non capita praticamente mai) credo che la scelta di andare in quota con maltempo possa anche ritenersi accettabile…se invece non si è disposti a un tale livello di responsabilità penso sia più onesto e dignitoso restare a casa!










sabato 15 giugno 2024

Bagno di verde e di vento sui monti della Val Cedra

E’ un sabato di metà giugno, come ormai è consuetudine in questa prima parte di estate le previsioni meteo sono sfavorevoli per l’arco alpino…condizioni più stabili sono invece previste per l’Appennino Emiliano. E’ da un po' di tempo che desidero conoscere i monti della Val Cedra e, nonostante la distanza considerevole, decido che è giunto il momento di fare un sopralluogo da quelle parti.
In due ore e trenta di macchina copro i 190Km che mi separano dalla mia meta e alle 11.00 parcheggio a Valditacca dove mi accoglie una brezza decisamente frizzante!
Queste vallate sono note per il fenomeno, specialmente estivo, del “vento marino” una sorta di impetuoso vento favonico piuttosto secco e, in quota fresco, e questa sembra proprio una di quelle giornate interessate da questo fenomeno atmosferico!
Parcheggiata la macchina mi inoltro subito in una di quelle sontuose faggete che solo l’Appennino riesce a generare e la risalgo lungo un’ampio e comodo sentiero. La volta di fogliame sopra di me è quasi ininterrotta e il verde è talmente intenso da risultare quasi abbacinante…arriva quasi a pervadere l’animo cancellando ogni pensiero. E’ una sensazione che mi capita talvolta di provare nel folto delle foreste più dense e remote…per me si tratta di una sorta di meditazione spontanea in cui la fatica del cammino si dissolve del tutto…un’autentico incantesimo!
Quando emergo al di sopra della faggeta trovo ad aspettarmi le immense distese di arbusteti a mirtillo per cui queste montagne sono famose…il profumo che emanano è particolare e piacevole, ha qualcosa di balsamico e in tanti anni di girovagare per monti è la prima volta che lo avverto in modo così intenso e persistente!
In breve raggiungo il crinale sovrastante, che già da lontano si intuiva sferzato dal vento, posso così affacciarmi sul versante toscano che precipita nel cuore della Lunigiana. Da questo versante risalgono a gran velocità enormi masse di nuvole, spinte dai venti anabatici, che tuttavia si dissolvono una volta raggiunto il versante emiliano…un vero spettacolo della natura!
Consumo con calma il mio pasto in un’angolo riparato dove posso godermi il sole e ammirare il paesaggio: in primo piano spiccano gli incantevoli laghi del Sillara mentre sullo sfondo il crinale appenninico si dispiega verso l’Alpe di Succiso e il Monte Cusna, il verde domina incontrastato!
Decido di concludere il mio itinerario disegnando un percorso circolare e mi avvio quindi lungo la cresta erbosa…l'intensità del vento continua tuttavia ad aumentare (alcune raffiche compromettono l’equilibrio) e vedo avvicinarsi dalla Lunigiana un'enorme massa nuvolosa che dopo alcuni minuti investe il crinale avvolgendolo in una fitta nebbia sferzata dalla burrasca! 
Raggiunto il Passo Giovarello abbandono finalmente il crinale e mi dirigo verso valle…in pochi minuti il vento cala ma la nebbia continua ad accompagnarmi per un buon tratto.
Nei pressi del Lago Verde rientro nuovamente nel folto della faggeta e, seguendo un ripido tracciato, raggiungo infine la macchina…anche questo sopralluogo è giunto al termine!






sabato 25 maggio 2024

Neve di Maggio nell'eden ossolano

Questo sabato sopralluogo d’obbligo in Val d’Ossola, è da una ventina d’anni che frequento assiduamente questa grande vallata alpina ciononostante mi avanzano diversi tracciati ancora
da percorrere e quello di oggi è, almeno in parte, uno di questi.
Non provando molta simpatia per gli apparecchi GPS ho sviluppato l’abitudine di proporre soltanto itinerari che ho testato personalmente, solo così ho infatti la certezza di memorizzarli come meritano. 
Le ultime settimane hanno visto il susseguirsi di abbondanti precipitazioni con temperature in genere al di sotto della media e questo ha favorito il permanere di un’abbonante innevamento anche al di sotto dei 2.000mt
La meta di oggi è la Val Cairasca e la magnifica Alpe Veglia in particolare…l’obbiettivo è quello di provare il tracciato che dà accesso a questo eden percorrendo il versante sottostante le Torri del Veglia.
Il meteo odierno è quantomai indecifrabile, davvero difficile prevederne gli sviluppi…nel momento in cui parcheggio a Ponte Campo mi accontento di godermi il bel sole che illumina la valle senza troppo preoccuparmi delle nubi minacciose che si stagliano a meridione.
Constato subito la notevole entità dell’innevamento, fortunatamente il mio percorso si sviluppa lungo un versante ben esposto al sole e ormai libero dalla neve…ad eccezione di alcuni canaloni, colmati dalle valanghe, che potrebbero riservare qualche inconveniente.
Nel primo tratto procedo in un bel bosco di conifere che mi accompagna fino all’Alpe Gilardino, oltrepassata la quale mi si presenta il primo ostacolo di oggi: il grande canalone che cala da Punta Salarioli è traboccante di neve!
Da sempre non amo camminare sui residui di valanga…al di là del rischio di scivolare la vera insidia è rappresentata dall’eventualità di sprofondare in qualche buco, in tal caso infortunarsi è davvero un’attimo! Oggi tuttavia sono qui per portare a termine il mio sopralluogo e quindi studio con attenzione il punto in cui attraversare il nevaio…
Scelgo il tratto meno ripido, dove probabilmente la neve è più compatta, e in qualche minuto sono dall’altra parte!
Il tratto successivo mi riserva un gradito e inaspettato incontro con un socievole scoiattolo che, per nulla intimorito dalla mia presenza, si fa avvicinare e persino filmare…sperduto su questo versante accidentato non penso abbia mai visto un essere umano tanto da vicino!
Proseguendo mi vedo costretto a superare altri due ripidi e poco simpatici canaloni innevati e ho la fortuna di imbattermi in un cospicuo branco di stambecchi e in alcuni esemplari di cervo la cui presenza riduce il senso di isolamento che trasmette questo tratto di sentiero.
Finalmente mi affaccio sul grandioso anfiteatro del Veglia che scopro, con una certa meraviglia, essere ancora completamente innevato…il versante dove mi trovo è ancora coperto da più di un metro di neve immacolata, mi rassegno così all’idea di guadagnare il fondovalle scendendo a naso in neve fresca.
Fortunatamente non si sprofonda quasi e la discesa risulta così piuttosto agevole anche se minacciata da un temporale che rimbomba verso il Sempione. Raggiungo così rapidamente le baite de La Balma dove posso finalmente mangiare un boccone e asciugarmi i piedi ben refrigerati nell’atto di guadare un paio di torrenti dalle acque davvero gelide.
Il resto della discesa si svolge tranquillo lungo il comodo percorso di fondovalle che mi riporta direttamente al punto di partenza…che dire: sopralluogo concluso con successo e giornata davvero soddisfacente, l’Alpe Veglia rimane sempre una garanzia!

sabato 18 maggio 2024

Una montagna da gustare...

E’ risaputo che i contrasti generano spesso conseguenze positive in termini di creatività e pluralità e l’Appennino Settentrionale costituisce la prova tangibile di questo assioma.
La posizione invidiabile di questo sistema montuoso, collocato tra realtà assai differenti come quella Mediterranea e quella Padana, determina infatti l’affermarsi al suo interno di una estrema diversificazione ambientale e climatica che, sapientemente valorizzata dalla maestria della popolazione locale, ha originato una varietà di prodotti agroalimentari assolutamente unica a livello nazionale!
Uno dei fattori climatici che più di altri risulta caratteristico di queste montagne rivelandosi determinante nel garantire l’alta qualità della norcineria locale è senza ombra di dubbio il fenomeno del VENTO MARINO.
Si tratta di un vento che in particolari condizioni meteorologiche soffia dal Mar Ligure verso nord e, sorpassando la catena Appenninica, perde buona parte della propria umidità calando quindi, asciutto e impetuoso, lungo le vallate del versante padano.
E’ proprio il brusco abbassamento dell’umidità atmosferica determinato dal passaggio di questo vento a giocare un ruolo prezioso nella corretta stagionatura dei salumi tipici di questi territori regalandoci così prodotti unici e apprezzati in tutto il mondo.
Il vento marino è tipico dei mesi più caldi dell’anno e solitamente si manifesta nelle fasi finali di lunghi periodi di alta pressione. La ventilazione e la drastica riduzione dei livelli di umidità che conseguono all’attivarsi del “marino” condizionano positivamente il clima estivo delle alte vallate dell’Appennino Padano che in tali circostanze risulta addirittura più gradevole rispetto a quello riscontrabile in molte celebrate località alpine!

"Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare"
(Seneca)





mercoledì 8 maggio 2024

A lezione nel bosco...

Anche oggi, come spesso accade, un'escursione in natura si rivela una preziosa occasione per riflettere e imparare qualcosa di nuovo…
Nelle immagini si vedono le necrosi prodotte nel fogliame delle faggete del Monte Carevolo, nel cuore dell’Appennino Ligure, dalle nevicate dello scorso 22-23 Aprile.
Tutto sommato nulla di cui sorprendersi, le giovani foglie di faggio, nel periodo in cui germogliano (tra metà Aprile e metà Maggio) risultano infatti particolarmente sensibili alle basse temperature e alla disidratazione e vengono facilmente danneggiate da episodi di gelo intenso o di favonio persistente.
In questo caso il danno maggiore, con una percentuale di foglie necrotizzate pari a circa il 20-30%, si è verificato tra i 1.100 e i 1.400mt di altitudine poiché a quote inferiori la neve depositata sul fogliame si è fusa rapidamente mentre più in alto le foglie non erano ancora germogliate.
E’ in questa sensibilità del faggio al gelo primaverile che trova spiegazione la distribuzione di questo albero che in genere prospera sui rilievi montuosi situati in prossimità di grandi masse d’acqua e al riparo dai freddi e secchi venti di tramontana.
Non è un caso quindi se le più estese e rigogliose faggete italiane si collocano sull’Appennino, è qui infatti che i miti e umidi venti provenienti dal Mediterraneo garantiscono quelle condizioni equilibrate di umidità e temperatura favorevoli allo sviluppo di queste grandiose formazioni forestali.
Proprio per la loro eccezionalità eventi come questo non influiscono comunque sulla salute di questi boschi, laddove invece la loro frequenza aumenta, come nelle aree più interne e continentali delle Alpi, ecco che le faggete cedono rapidamente il passo alle foreste di conifere meglio predisposte a fronteggiare tali circostanze.
 
“La via più chiara verso l’Universo è attraverso una foresta selvaggia!”
(John Muir)